La Disperazione di Nonna Pauline: Il Dramma dei Bambini della ‘Famiglia nel Bosco’ tra Perizie Psicologiche e Sospensione della Potestà Genitoriale

Il volo dall’Australia, le valigie leggere e il cuore pesante. Nonna Pauline arriva, guarda il bosco da lontano e sussurra: “Hanno perso la serenità”. Intorno, una famiglia sospesa tra regole, attese e promesse di cambiamento.

Lei si chiama Pauline. È la nonna che attraversa mezzo mondo per tre nipoti. Li immagina correre tra gli alberi, come prima. Ma non è più come prima. La sua frase resta lì, netta: “Non torneranno quelli di prima”. È un dolore che scuote. E che mette insieme una storia di affetti, di istituzioni, di scelte difficili.

I prossimi giorni contano. Le perizie psicologiche sui tre fratelli della cosiddetta “famiglia nel bosco” sono fissate per il 6 e 7 marzo. Il caso nasce a novembre, quando il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha disposto la sospensione della potestà genitoriale a Catherine Birmingham e Nathan Trevallion. I bambini sono stati trasferiti nella casa famiglia di Vasto. La madre oggi vive nella struttura, ma li vede solo in orari fissati. Il padre entra quattro volte a settimana per le visite.

Cosa succede adesso

I tempi dell’indagine possono allungarsi fino a giugno. Questa è la parte più dura per chi aspetta. I legali della famiglia hanno preparato una nuova istanza di ricongiungimento familiare. L’idea è semplice: consentire le valutazioni cliniche senza prolungare la separazione dall’ambiente di casa. Se non fosse possibile, esiste un’altra ipotesi: un affidamento temporaneo ai parenti di Catherine. Nonna Pauline è qui, e con lei la sorella, Rachael Birmingham, che è psicologa. Vuole far sentire la sua voce sull’educazione dei nipoti davanti ai giudici. Non ci sono conferme ufficiali su quando potrà parlare, ma la disponibilità è chiara.

La casa nel bosco, tra vincoli e cambiamenti

C’è poi il nodo del casolare. La famiglia lo sta restaurando. I Servizi sociali avevano segnalato le condizioni di vita: niente acqua corrente e un bagno a secco. Oggi la famiglia ha commissionato l’installazione di un bagno tradizionale. La mossa va nella direzione chiesta dal Tribunale. Sul tavolo c’è anche altro: i cicli vaccinali, le condizioni abitative, la regolarità dei servizi di base. Lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della famiglia e docente alla Università Gregoriana, spiega che i genitori sono pronti a venire incontro alle richieste. Aggiunge un tema che divide: i bagni a secco esistono, sono regolati in contesti di ecovillaggi e prevedono il compostaggio per frutteti e alberi. Ma qui la domanda non è ideologica. È pratica: come garantire il miglior interesse del minore, subito, senza fessure?

Su questi procedimenti, di solito, le perizie richiedono settimane, a volte mesi. Le visite sono scandite da orari precisi. Ogni relazione clinica pesa. Ogni dettaglio domestico diventa informazione. Al momento non risultano dati certi su problemi diversi da quelli abitativi ed educativi emersi negli atti; il cuore del fascicolo riguarda l’idoneità genitoriale e l’ambiente quotidiano.

Intanto, la famiglia cerca un equilibrio. La sorella psicologa è una presenza tecnica e affettiva. La nonna è il contrappunto emotivo. Il padre continua le sue quattro visite. La madre aspetta il via libera degli orari. Il bosco guarda, muto.

Resta un’immagine: un tavolo apparecchiato in una cucina che profuma di legno nuovo, un calendario con due date cerchiate e tre sedie piccole in fila. Sarà giugno, o prima? E quando i bambini torneranno a casa, il silenzio del bosco sarà ancora un abbraccio o un ricordo da attraversare? In mezzo, ci siamo tutti: con le nostre idee su cosa sia una buona casa, e con la speranza che la giustizia, stavolta, abbia il passo di un bambino.

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