La Wada mette in allerta milioni di sportivi: giocare a Padel o calcetto è pericolosissimo!

Un caso nato in Norvegia scatena reazioni a livello internazionali. Un’atleta era stata giudicata positiva ai test antidoping dopo aver giocato su un campo sintetico: ma la verità era ben diversa. E più grave

Ricordate la Wada? L’Agenzia Mondiale Antidoping salita agli onori della cronaca dopo la squalifica di Jannik Sinner per il caso Clostebol? L’organizzazione mondiale è tornata alla ribalta: ma stavolta non per punire chi ha ritenuto colpevole dell’assunzione di qualche sostanza proibita: bensì per certificare l’onestà di una sportiva che era rimasta coinvolta in una vicenda di doping. Ma allo stesso tempo, confermando l’estraneità della diretta interessata, ha ribadito un concetto chiaro, che porta alla luce delle preoccupazioni enormi per milioni di sportivi.

Campo da Padel
La Wada mette in allerta milioni di sportivi: giocare a Padel o calcetto è pericolosissimo!! – cityrumors.it

Alzi la mano chi non gioca solitamente a calcio, a tennis o a padel sui campi sintetici? Attenzione… secondo quanto è stato certificato dall’Agenzia Mondiale dell’Antidoping, il rischio per la salute sarebbe altissimo. Tutto nasce da un caso emerso in Norvegia e che aveva visto la squalifica di una calciatrice di un club: il Valerenga. La società che gioca le sue gare casalinghe su un campo sintetico ,alla LSK-Hall di Lillestrøm, vicino a Oslo, affrontò l’LSK Kvinner il 22 aprile scorso. AL termine della gara, quattro giocatrici che si prestarono al test antidoping risultarono positive.

Nessuna positività ai test antidoping: il caso era molto più controverso: e riguardava il campo sintetico

Una positività derivata dalla presunta assunzione di una sostanza proibita: il dimetil-butilammina (DMBA). Uno dei campioni, appartenente alla giocatrice del Vålerenga coinvolta nel caso, superava la soglia di segnalazione WADA di 50 ng/ml. Una situazione che ha portato all’apertura di un’indagine. L’organizzazione antidoping norvegese (l’Adno) non aveva mai trovato questa tipo di sostanza e secondo dei test effettuati è emerso che non si poteva accumulare nell’organismo delle giocatrici attraverso un’assunzione diretta. Tre delle giocatrici sono state immediatamente giudicate non colpevoli: su una quarta, i test sono continuati per diversi mesi. “È stato un momento terribile”, ha detto. “Un’esperienza molto sconvolgente, non riuscivo a capire cosa stesse succedendo”, ha ribadito al Guardian. 

Campo sintetico di calcio
Nessuna positività ai test antidoping: il caso era molto più controverso: e riguardava il campo sintetico – cityrumors.it

La Wada, vista l’eccezionalità del caso, ha dato l’ok affinchè la giocatrice potesse continuare la sua attività. “Ma per me era come vivere in un incubo e le mie prestazioni sono state negative”, ha affermato. La chiusura della vicenda si è vissuta solo poche settimane fa. Gli investigatori hanno determinato, dopo aver analizzato campioni d’acqua e materiali in diversi punti del campo di gioco, che la graniglia di pneumatici triturati — comunemente chiamata gomma sbriciolata — presente sul campo conteneva DMBA, che era stato trasferito alle giocatrici durante la partita. La DMBA è una sostanza sintetica che stimola il sistema nervoso centrale, talvolta presente in integratori alimentari, ma vietata in Norvegia e nell’Unione Europea.

I campi sintetici di calcio, calcetto o padel sono dannosi? I dubbi degli sportivi

In pratica, la gomma sbriciolata con la quale era stato formato il campo di gioco, aveva trasferito involontariamente nel suo organismo, delle sostanze potenzialmente pericolose. La giocatrice è stata considerata completamente priva di colpa o negligenza, nel primo caso conosciuto nello sport d’élite in cui un’esposizione ambientale è stata responsabile di una presunta violazione. “Ho sempre saputo di non aver fatto nulla di sbagliato e sono grata all’Adno per aver rintracciato la fonte nella LSK-Hallen”, ha detto. Il caso è senza precedenti e porta alla luce dei rischi evidenti per la salute dei calciatori e degli sportivi che giocano sui campi sintetici. Che si trovano nelle condizioni di esporsi a sostanze proibite, senza rendersene conto. La Wada non si è opposta al riconoscimento dell’estraneità dell’atleta, ma ha aperto alla possibilità che emergano altre controversie legate alle migliaia di campi sintetici presenti in tutta Europa.

CAmpo da Padel
I campi sintetici di calcio, calcetto o padel sono dannosi? I dubbi degli sportivi  – cityrumors.it

Generalmente le superfici sintetiche non sono considerate un rischio per la salute degli atleti, ma in passato sono state sollevate preoccupazioni per il loro ruolo nell’inquinamento da microplastiche. Dal 2031, la vendita di riempitivi in gomma sbriciolata sarà vietata nell’UE. Dopo il caso Vålerenga, la Federcalcio norvegese ha raccomandato che le partite competitive indoor vengano spostate all’aperto. In Norvegia ci sono circa 1.800 campi sintetici di questo tipo (diverse squadre professionistiche giocano su campi di questo tipo: anche il Bodo Glimt, che ha affrontato pochi giorni fa la Juventus in Champions League e che lo scorso anno giocò con la Lazio nei Quarti di finale di Europa League.

I campi sintetici sono molto diffusi anche nel Regno Unito e in Italia, soprattutto a livello dilettantistico. Non esiste uno standard internazionale che garantisca che i materiali dei campi siano privi di sostanze vietate nello sport. Il Vålerenga  si sta muovendo affinché le norme vengano rafforzate per riconoscere che un test antidoping positivo non è sempre riconducibile alle azioni dell’atleta, intenzionali o meno. Le regole globali si fondano sulla “responsabilità oggettiva”. L’articolo 2.1 del codice antidoping WADA afferma infatti: “Non è necessario dimostrare intenzionalità, colpa, negligenza o uso consapevole da parte dell’atleta per stabilire una violazione antidoping.” Harriet Rudd, CEO del Vålerenga, ha dichiarato al Guardian: “I fattori ambientali devono assolutamente diventare una priorità in futuro. Si tratta di avere una visione olistica su ciò che nell’ambiente può finire in un test antidoping. Il lavoro antidoping deve evolvere, e questioni come questa devono diventare una parte molto più rilevante delle considerazioni da fare.”

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