Alcune chat interne svelano una situazione chiara all’interno dell’Associazione Nazionale Magistrati. Tutti i dubbi e le polemiche: “Abbiamo troppa sete di potere”
Svelato il volto nascosto della Magistratura italiana: il quotidiano Il Giornale svela il contenuto di alcune mail riservate e scambiate all’interno di una mailing list dell’Anm, l’Associazione Nazionale Magistrati. Voci che confermano spaccature interne e prese di posizione che sembrano andare in controtendenza rispetto al “No” urlato in modo compatto al referendum sulla separazione delle carriere e sulla riforma Nordio.
Nelle chat segrete emerge un quadro piuttosto chiaro: un’autocritica feroce e alcune ammissioni che portano alla luce tutti i dubbi dei magistrati che temono una perdita di credibilità del sistema davanti ai cittadini. Parole chiare, ammissioni inquietanti, che mettono in luce tutti i dubbi e le divisioni del mondo della magistratura.
Se pubblicamente i giudici sembrano mostrare compattezza, le chat dimostrano invece una grande spaccatura. A microfoni spenti e senza telecamere, i magistrati mostrano i loro pensieri più nascosti: “L’attuale situazione deriva dalla sete di potere sfrenata che affligge i magistrati””. Al centro della bufera ci sono le parole del giudice Rosario Russo, già sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione, che non usa mezzi termini per descrivere lo stato attuale della categoria.
Russo dipinge una situazione chiara, mettendo in evidenza l’attuale crisi della giustizia, che (come specificato), scaturirebbe da una “sfrenata sete di potere che affligge molti magistrati”. Il magistrato denuncia una “triplice Hybris” (tracotanza) che ha portato alla situazione odierna: la brama di comando, l’incapacità di sanzionare adeguatamente il sistema di potere emerso con il caso Palamara e l’omissione nel reprimere i comportamenti dei numerosi correi rimasti ai vertici degli uffici giudiziari. Le chat si riferiscono a scambi effettuati lo scorso cinque gennaio.
Russo rincara la dose sottolineando come molti magistrati abbiano dimostrato una totale mancanza di quella “modestia etica” richiamata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.” Vi sono stati magistrati (tanti) che hanno dimostrato, dentro e soprattutto fuori dal Csm quella modestia etica di cui ha parlato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella”, scrive Russo, che criticava il modello, definendolo «napoleonico e fascista». “È storicamente accertato che con l’avvento della Costituzione è finalmente
prevalsa – sulla concezione francese (di matrice napoleonica) coltivata nei precedenti nostri ordinamenti (liberali e fascisti) – l’opposta visione italiana del Pubblico Ministero, tesa a sottrarlo all’influenza del potere esecutivo”, ribadiva Russo.
Le conversazioni private svelano come l’opposizione alla riforma della giustizia proposta dal ministro Nordio non sia solo una questione di principi giuridici, ma una battaglia per mantenere una “posizione prettamente politica”. Il giudice Tino Palestra, ad esempio, definisce la proposta del sorteggio per i membri del Csm come un’“umiliazione per i magistrati e un suicidio per quelli che lo auspicano”, pur ammettendo implicitamente che la magistratura non è stata capace di fare vera autocritica.
Dalle chat emerge inoltre un attacco diretto alla Premier Giorgia Meloni. Marco Patarnello, sostituto procuratore della Cassazione, definisce l’azione della premier come “molto più pericolosa” di quella di Silvio Berlusconi, poiché mossa non da interessi personali ma da una “precisa visione politica” volta a ridimensionare l’influenza della magistratura.
Le rivelazioni mostrano un’Anm profondamente divisa tra chi cerca di difendere lo status quo e chi, come Russo, avverte che la credibilità presso i cittadini è ormai prossima allo zero. Lo scontro sul referendum sulla separazione delle carriere agisce come un catalizzatore, portando alla luce le storture di un sistema che, secondo le stesse toghe, sembra aver smarrito la propria missione etica per rincorrere l’influenza esecutiva e il potere mediatico.
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