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Stupra una bambina, la mette incinta e la passa franca: sentenza shock a Brescia

Una sentenza arrivata dal Tribunale di Brescia ha lasciato tutti di stucco. Un 29enne ha stuprato e messo incinta una bambina di dieci anni. Ecco cosa hanno deciso i giudici

Una sentenza shock ha letteralmente fatto impazzire il web: se in passato ci si è divisi su determinate sentenze e sul modo in cui i Giudici applicavano alcune leggi, l’ultima presa di posizione è stata unanimamente giudicata inaccettabile. La sollevazione popolare nasce dalla brutalità che ha accompagnato il grave fatto di cronaca e, soprattutto, dal fatto che sia stato commesso ai danni di una bambina di soli dieci anni.

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Il verdetto emesso dal Tribunale di Brescia ha lasciato tutti interdetti, ponendo dei seri dubbi sul modo in cui la Giustizia (termine sul quale i social si sono divisi) si è mossa. Possibile che un fatto di tale gravità possa terminare con una sentenza così mite? Possibile che la vita di una bambina di dieci anni (che è stata stuprata e messa incinta da un 29 enne) possa valere così poco? Ed è mai possibile che possano esistere degli appigli legislativi che possano portare dei giudici ad emettere una sentenza simile?

Le incongruenze di una legge assurda

I fatti risalgono all’estate del 2024, in un ex albergo di Collebeato, nel bresciano, all’epoca utilizzato come centro di accoglienza per richiedenti asilo. Qui, un cittadino bengalese di 29 anni ha abusato ripetutamente di una bambina ospite della struttura insieme alla madre, mettendola incinta. Si trattava di una bambina di soli dieci anni. La scoperta, sconvolgente, è avvenuta solo quando la piccola è stata trasportata in ospedale per forti dolori addominali, rivelatisi i sintomi di una gravidanza poi interrotta con un aborto.

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Nonostante la gravità dell’accaduto e la confessione dell’uomo (che non ha mai nascosto ciò che aveva commesso), il giudice ha deciso di derubricare il reato da “violenza sessuale” a “atti sessuali con minorenne”. La motivazione che ha portato il Giudice ad emettere una sentenza di questo tipo, ha lasciato tutti di stucco. Ha infatti preso piede la tesi che non ci sia stata una vera e propria violenza fisica, intesa come una costrizione. Il Giudice ha inteso il rapporto tra il 29enne e la bambina di dieci anni, come privo di una vera e propria opposizione esplicita da parte della vittima. Non è stata minimamente presa in esame l’idea che, ‘età rendesse impossibile una qualunque forma di consenso consapevole.

L’avvocato difende la sentenza

La scelta del Giudice ha scatenato reazioni e polemiche.  Il procuratore capo di Brescia, Francesco Prete, ha mantenuto un profilo cauto ma allo stesso tempo si è detto stupito e pronto ad andare avanti. Ha confermato la volontà di voler attendere “le motivazioni e decideremo se fare appello. C’è da valutare la corretta qualificazione giuridica del fatto”.. Di parere opposto è la difesa dell’imputato. L’avvocato Davide Scaroni ha difeso l’applicazione della norma, spiegando che “è stata applicata la legge” e aggiungendo che “il mio assistito, sin dal momento del fermo, ha spiegato che non c’è mai stata violenza. Non ha mai negato quanto avvenuto, spiegando che si trattava di episodi consensuali”.

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L’avvocato ha poi incalzato su un punto che ha scatenato le polemiche più feroci: «Il nostro codice prevede che ci sia possibilità di consensualità anche sotto i 10 anni. Quindi vuol dire che il sistema contempla che possa esserci un consenso, sicuramente viziato e che non fa venire meno il reato, anche da persone di età molto contenuta». Per la difesa, dunque, la sentenza non è scandalosa poiché rispecchia fedelmente le risultanze processuali:Per me non è scioccante poiché è la versione che è sempre stata data dal mio assistito. Si trattava di un processo in cui erano due versioni, quella della persona offesa e quella dell’assistito. Alla prova dei fatti, confrontando le due versioni con gli elementi di prova emersi durante le indagini preliminari, immagino che il giudice possa aver ritenuto che ci fosse un ragionevole dubbio che sia trattato di atti sessuali con minorenne e non di violenza». Infine, Scaroni ha voluto precisare che il contesto etnico non ha influenzato il verdetto: “Il fattore culturale non è stato un punto della discussione”.

La sentenza shock che lascia tutti di stucco: “Non è questa la giustizia che vogliamo”

La decisione dei magistrati ha scatenato le polemiche ed ha coinvolto (come era logico attendersi) anche il mondo politico: “Sono basita per non dire peggio. Appena cinque anni di pena a fronte di una violenza atroce e incommentabile”, ha detto l’onorevole Simona Bordonali, della Lega, che ha espresso tutto il suo sdegno.  La sentenza “lascia sgomenti: cinque anni di carcere per un reato che ha distrutto l’infanzia di una bambina e che la segnerà per il resto della vita, sono una risposta drammaticamente inadeguata rispetto alla gravità dei fatti. Siamo di fronte a un gesto sbagliato, mostruoso, per il quale non esistono parole”.  La deputata ha concluso con un monito per il futuro: «Dobbiamo interrogarci seriamente sulla proporzionalità delle pene, sulla tutela reale dei minori e sul messaggio che sentenze di questo tipo rischiano di trasmettere”.

Anche Fratelli d’Italia ha alzato la voce attraverso le parole di Lara Magoni, europarlamentare del partito: “La sentenza è un’offesa al dolore della vittima e un colpo al cuore per chi crede davvero nella giustizia”. Magoni ha proseguito con un’analisi durissima: “Di fronte allo stupro di una bambina, come è possibile parlare di attenuanti? Come è possibile ridurre tutto a una condanna simbolica, mentre quella piccola porta dentro di sé un trauma che durerà tutta la vita? Non possiamo accettarlo. Non possiamo tacere”. Il suo intervento si è chiuso con un appello alla magistratura: “Non è questa la giustizia che le famiglie italiane si aspettano. Serve una magistratura che tuteli le vittime, soprattutto quando sono bambini e che tratti i colpevoli per quello che sono: criminali che hanno distrutto un’innocenza. A quella bambina dobbiamo una sola cosa: rispetto e giustizia vera. Senza sconti, senza scorciatoie».

Paolo Colantoni

Amo scrivere, raccontare e leggere. Adoro i film, le serie poliziesche e la musica. Ho cantato con Michael Jackson (ho le prove) e collaborato con testate nazionali (Libero, Corriere dello Sport, Tuttosport e Radio 101), regionali (Rsa, Radio Incontro Olympia, Teleroma 56), siti e riviste. Enzo Biagi diceva che il giornalista è un “testimone dei fatti”. Noi proviamo ad esserlo della realtà di oggi.

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