Tragedia a Salve: Muore a 33 anni Emanuele Grecuccio, la comunità in lutto annulla il Carnevale

Un paese di mare nel Sud, una bacheca social con una richiesta gentile, una corsa in ospedale che si spegne all’alba. A Salve, nel Salento, la storia di Emanuele Grecuccio attraversa la comunità come un vento freddo: breve, netto, indimenticabile.

Poche settimane dopo Natale, Emanuele scrisse un appello: “Cagnolina abbandonata, dolcissima. Qualcuno mi può aiutare a trovarle casa?”. Non poteva tenerla, disse. Quel gesto semplice racconta molto. Racconta un ragazzo che si fermava, che guardava gli esseri fragili, che cercava una soluzione concreta.

La sua bacheca non era spettacolo. Era cura. Amici della “classe ’92” lo ricordano per la calma, per i toni bassi, per il bisogno ostinato di pace tra le persone. “Avevi la bontà più immensa”, scrive Federico. Parole che non cercano effetto. Registrano un’assenza.

Un ragazzo, una comunità, una vita interrotta

Nel cuore della notte tra sabato e domenica, Emanuele si è sentito male. Una febbre veloce. Poi l’urgenza del ricovero. Il trasferimento all’ospedale Vito Fazzi di Lecce. I medici hanno agito subito. Le condizioni però sono peggiorate in poche ore. Emanuele è morto a 33 anni.

Gli accertamenti medico-legali sono in corso. Al momento, non esiste una causa certa. Si parla di una possibile infezione virale come origine del malore. È un’ipotesi, non una conferma. In medicina, alcune infezioni possono precipitare all’improvviso. Possono scatenare una risposta infiammatoria grave. Possono colpire anche giovani sani. Sono eventi rari, ma reali. Qui, finché non ci saranno esiti ufficiali, ogni dettaglio resta sospeso.

La famiglia vive l’urto della notizia. “Come può una mamma sopportare la perdita di un figlio?”, scrive Antonella. “Una mamma se ne va col proprio figlio”. In una frase così c’è la materia del lutto: vicina, ruvida, senza retorica.

Salve in silenzio: Carnevale annullato

Il Comune ha annullato la sfilata di Carnevale, che per Salve è un rito identitario. Le maschere restano nelle scatole. Le luci si spengono prima di accendersi. La comunità si stringe attorno alla famiglia e decide di fermarsi. Un atto semplice. Un messaggio chiaro: la festa aspetta, le persone no.

Nei bar del paese si raccontano dettagli minuti. Chi lo ha visto crescere. Chi ricorda una mano data senza chiedere nulla. Il dolore qui ha strade corte: arriva presto ovunque. Lo si capisce dai toni bassi, dalle serrande che si alzano piano, dall’attenzione con cui si pronuncia il suo nome, Emanuele Grecuccio.

C’è un fatto che resta nella mente. Quell’appello per una cagnolina senza casa. È un’immagine che ora punge. Dice la misura di un carattere. Dice il valore di una gentilezza pratica. Di quelle che non fanno rumore, ma costruiscono un paese.

Non possiamo spiegare tutto. Non oggi. Restano i perché che non trovano frase. Restano le decisioni collettive che tengono insieme. Forse è questo il compito, nei giorni così: proteggere i gesti piccoli, tenere in vita le attenzioni quotidiane, non lasciare sole le madri. E magari chiedersi, davanti alle maschere riposte e alla strada che torna grigia: quale parola, domani, saprà essere all’altezza di questo silenzio?

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