Tragedia in Toscana: Giovane motociclista perde la vita in un incidente causato da un cinghiale – Il dibattito sulla sicurezza stradale si riaccende

Una mattina qualunque, una curva che conosciamo tutti, il nastro d’asfalto che taglia il verde del Mugello. Poi un lampo, un urto, il silenzio. È lì che capiamo quanto sia fragile la strada, e quanto poco basti perché una vita cambi per sempre.

Tragedia in Toscana: Giovane motociclista perde la vita in un incidente causato da un cinghiale – Il dibattito sulla sicurezza stradale si riaccende

Il tratto tra Bilancino e Galliano è una linea sottile tra colline e lago. I motociclisti lo amano. Scorre, invita, sembra sicuro. Stamattina il Mugello si è fermato. Un ragazzo di 28 anni, Leonardo Guddemi, di Vaiano, non c’è più. La notizia corre di casa in casa. La comunità si stringe, come si fa quando il destino arriva di taglio.

I fatti, fin qui: lungo la strada provinciale 37, nel comune di Barberino di Mugello, un cinghiale ha attraversato all’improvviso. Leonardo era in sella alla sua moto. Non c’è stato il tempo per una manovra. L’impatto è stato violentissimo. Il giovane è stato sbalzato ed è finito in un dislivello laterale di circa due metri. I sanitari del 118 sono arrivati in fretta. Hanno provato a strappare il tempo a quell’istante. Non è bastato. Le ferite erano troppe, troppo gravi. Al momento non ci sono dati certi sulla velocità, sulla visibilità, sullo stato della segnaletica: elementi che le autorità dovranno ricostruire.

A Vaiano lo conoscevano in molti. Un ragazzo per bene, dicono. Chi frequenta quelle strade lo sa: è un equilibrio continuo, un patto non scritto. Il bosco è a due passi. Gli animali si muovono all’alba, al tramonto, quando l’aria cambia colore. Basta un attimo. E quell’attimo, oggi, si è preso tutto.

Sicurezza stradale e fauna: cosa funziona davvero

Il tema non è nuovo, ma ogni volta brucia. Gli urti con fauna selvatica crescono su molte strade extraurbane italiane, specie collinari e appenniniche. In Toscana il fenomeno è noto e monitorato: piani di gestione del cinghiale esistono da anni, con interventi di contenimento e prevenzione. Sulle autostrade recinzioni continue e varchi dedicati riducono gli attraversamenti. Il problema si concentra sulle provinciali e sulle comunali, dove barriere e sistemi intelligenti sono rari o a macchia di leopardo.

Quali misure hanno riscontri positivi? Recinzioni mirate nei tratti più esposti. Varchi faunistici sotto o sopra la carreggiata. Taglio regolare della vegetazione ai margini per aumentare la visibilità. Cartelli dinamici con sensori di movimento. Dissuasori ottici solo se posati e manutenuti con criteri tecnici. E, banalmente, limiti di velocità realistici, rispettati e controllati. I tecnici lo ripetono: la prevenzione è un mosaico, non un’intercapedine magica. Funziona se i tasselli stanno insieme, e se qualcuno li cura nel tempo.

Cosa possiamo fare subito, senza alibi

Nell’attesa di infrastrutture migliori, ecco poche regole concrete per chi guida: Rallenta all’alba e al tramonto, specie nei tratti segnalati con triangolo “animali vaganti”. Tieni lo sguardo largo: il cinghiale raramente è solo, il branco può seguire. Se avvisti un animale, evita manovre brusche: frena deciso in linea retta, abbassa gli abbaglianti. Mantieni margine laterale dove la banchina lo consente; diffida delle curve cieche in zone boscate. Dopo un urto, metti in sicurezza l’area, chiama i soccorsi e segnala l’ostacolo.

Capitolo responsabilità. In Italia la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato, gestito dalle Regioni. Dopo un incidente, l’eventuale indennizzo dipende anche dalla prova di carenze nella gestione o nella segnalazione del rischio. Ogni caso fa storia a sé: vale la pena documentare tutto e rivolgersi agli enti competenti.

Oggi, però, la parte legale interessa poco. Sulle curve del Mugello resta un casco, resta una famiglia, resta una comunità. E resta una domanda ostinata: quante altre croci servono perché la parola “sicurezza stradale” smetta di essere un titolo e diventi una serie di cantieri, sensori, recinzioni, manutenzione, pattuglie? Domani torneremo a passare da lì. Forse alzeremo lo sguardo: tra i castagni, un cartello sbiadito, il lago che respira, una linea d’asfalto che chiede rispetto. E una scelta, nostra e di tutti: voltare pagina, davvero.

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