Chi l’ha detto che l’assegno familiare non si può ottenere se non si hanno figli? In un caso puoi aggirare le regole e i requisiti dell’INPS: ecco come.
Tra i vari incentivi introdotti dal governo negli ultimi anni, l’Assegno per il nucleo familiare (ANF) è tra quelli più importanti. È un contributo economico erogato dall’INPS per sostenere le famiglie con reddito basso. Un sostegno importante per i nuclei familiari che fanno fatica ad arrivare a fine mese e sostenere le spese di tutti i giorni.

La somma dell’assegno cambia in base alla composizione del nucleo familiare e al reddito complessivo. Le domande devono essere presentate all’INPS in forma diretta sul portale online o tramite patronati locali. L’erogazione avviene mensilmente, tramite bonifico postale o bancario, oppure su carta prepagata.
Rispettare regole e requisiti è fondamentale per ottenere l’assegno. Tuttavia, sicuramente è importante ciò che ha detto la Corte di Cassazione, che si è pronunciata su questo tema che riguarda moltissime famiglie italiane. È stato confermato il diritto di percepire l’ANF anche se non si hanno figli a carico.
Assegno familiare senza figli: cosa ha detto la Corte
La Corte di Cassazione e la Suprema Corte si sono pronunciate in merito alla questione dell’assegno familiare. In particolare, con la pronuncia della Sezione Lavoro, la n. 28627 depositata il 29 ottobre scorso, è stato confermato il diritto della nonna a percepire l’ANF per il nipote convivente. La Carto ha voluto sottolineare un principio importante: quello che conta è dimostrare chi mantiene il minore, al di là dei rapporti di parentela.

La vicenda ha fatto scaturire una disputa tra la corte d’appello e l’Inps, con i giudici territoriali che hanno riconosciuto alla nonna il diritto a percepire l’ANF (oggi sostituito dall’assegno unico). Una controversia proseguita in Cassazione dopo che l’Istituto ha impugnato la decisione di secondo grado perché non condivideva la decisione, sostenendo che la nonna non avrebbe chiarito il suo ruolo di mantenimento ai fini della maturazione del diritto all’ANF.
Dunque, con la pronuncia n. 28627, la Cassazione ha preso la palla al balzo per chiarire un concetto importante, quello della vivenza a carico. Secondo la giurisprudenza, questa non coincide necessariamente con la convivenza; non richiede la totale dipendenza economica del minore; richiede la dimostrazione rigorosa del mantenimento continuativo. È stato precisato che la dimostrazione della vivenza a carico può avvenire anche tramite presunzioni, senza limiti legali.
Con questa pronuncia, quindi, i giudici hanno deciso di bocciare il ricorso presentato dall’INPS, confermando quanto già stabilito in appello. In questo modo, l’istituto è stato costretto a versare i soldi alla nonna dopo gli accertamenti svolti dal giudice nel corso dell’appello. Il messaggio, quindi, è chiaro: l’assegno per il nucleo familiare spetta a chi assicura i viveri, presenza affettiva e tetto al minore, al di là del ruolo.





