In pensione a 64 anni: ecco due possibili strade da percorrere

Addio legge Fornero: non devi più aspettare di avere 67 anni per lasciare il lavoro. Ci sono due strade per accedere alla pensione a 64 anni.

Attualmente per andare in pensione bisogna aspettare di aver compiuto almeno 67 anni: questa, infatti, è l’età pensionabile stabilita dalla legge Fornero. Tuttavia ci sono due strade poco conosciute che consentono di lasciare il lavoro con ben tre anni di anticipo: a soli 64 anni.

pensione a 64 anni
Puoi andare in pensione a soli 64 anni/Cityrumors.it – foto web365 srl

La pensione a 64 anni non è più un sogno: oggi puoi lasciare il lavoro con addirittura tre anni di anticipo rispetto alla legge Fornero. E, quel che è più importante, potrai accedere alla pensione anche se hai pochi contributi. Una vera opportunità da non lasciarsi scappare che si rivolge anche a tutti coloro che hanno iniziato a lavorare tardi.

Al momento, nel nostro Paese, per accedere alla pensione di vecchiaia ordinaria è necessario avere almeno 67 anni e almeno 20 anni di contributi. Le misure di prepensionamento in vigore fanno sconti sull’età ma aumentano la soglia minima contributiva.

Ad esempio con Quota 41 puoi smettere di lavorare anche a 60 anni ma devi aver iniziato a lavorare giovanissimo in quanto ti serviranno non meno di 41 anni di contribuzione. Stesso discorso per Quota 103 fruibile già a 62 anni ma solo con un requisito contributivo minimo di 41 anni. Ci sono due strade che, al contrario, ti consentono di lasciare il lavoro a 64 anni anche con pochi contributi.

Pensione a 64 anni: ecco come fare

Non dovrai più aspettare di compiere i 67 anni richiesti dalla Fornero per andare in pensione e goderti il tuo tempo e la tua famiglia. Grazie a due misure poco note, potrai uscire dal lavoro ad appena 64 anni anche se hai solo 20 anni di contributi. Vediamo tutto nei dettagli.

come andare in pensione a 64 anni
Due strade ti permettono di lasciare il lavoro a 64 anni/Cityrumors.it -foto canva

Ben prima della riforma Fornero, ci fu la riforma Dini che risale al lontano 1995. La riforma Dini ha modificato il modo in cui viene calcolato l’importo delle pensioni. Fino ad allora le pensioni venivano calcolate con il sistema retributivo che teneva conto della media delle retribuzioni che un lavoratore aveva percepito negli ultimi anni.

Sistema troppo pesante per le casse dell’Inps. Dal 1996, dunque, è stato introdotto il sistema contributivo che tiene conto solo dei contributi versati nell’arco di tutta la carriera. Il sistema di calcolo contributivo, in pratica, moltiplica il montante contributivo – cioè l’insieme dei contributi versati – per un coefficiente di trasformazione che aumenta con l’aumentare dell’età di uscita dal lavoro.

Chi non ha contributi antecedenti al 1996 viene chiamato “lavoratore contributivo puro”. I contributivi puri possono andare in pensione a soli 64 anni anziché a 67 e con appena 20 anni di contributi. Tuttavia, per percorrere questa strada, è necessario che l’assegno previdenziale maturato raggiunga certe soglie minime che sono:

  • 3 volte l’importo dell’assegno sociale per gli uomini e le donne senza figli;
  • 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale per le donne con un figlio;
  • 2,6 volte l’importo dell’assegno sociale per le donne con due o più figli.

Ma questa non è l’unica “via di fuga” dal lavoro a 64 anni. Le lavoratrici madri possono godere di un’importante agevolazione: un coefficiente di trasformazione del montante contributivo più favorevole, aumentato in base al numero di figli. In pratica, nel calcolare l’importo dell’assegno previdenziale, per le donne che hanno almeno tre figli, non viene usato il coefficiente di trasformazione dei 64 anni ma quello dei 66 anni che è più alto.

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