Non tutti possono ottenere la NASpI, eppure esiste una categoria di lavoratori a cui è destinata anche se non lavorano da anni
La NASpI, acronimo di Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, è una prestazione economica italiana che è stata introdotta nel 2015, quando venne promossa la riforma sul mercato del lavoro, divenuta famosa nel nostro Paese come Jobs Act. Questa misura è destinata a tutti quei lavoratori che hanno perso il lavoro non per una propria volontà.
Il suo obiettivo è quello di mettere a loro disposizione un sostegno, seppur temporaneo, al reddito nel corso del periodo di disoccupazione. L‘accesso alla NASpI non è disponibile a tutti, ma è necessario rispettare alcuni requisiti. Il lavoratore dipendente, infatti, deve almeno aver maturato 13 settimane di contribuzione nei quattro anni che hanno preceduto la perdita del lavoro e almeno 30 giorni di lavoro effettivo in tutto l’anno precedente.
Come detto, la NASpI non è infinita, ma ha un tempo limitato. Questo equivale alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni e ha un massimo di 24 mesi. Lo stesso importo, in realtà è variabile.
Inizialmente, infatti, corrisponde a una percentuale della retribuzione media mensile che veniva pagata precedentemente, ma con il passare dei mesi questo subisce una radicale riduzione fino a quando non scade totalmente. Si tratta quindi di una possibilità offerta a tutti coloro che perdono il lavoro di guadagnare tempo per trovarne un altro.
Nel 2024, però, sono emerse alcune importanti novità proprio in merito alla durata della NASpI. L’INPS, infatti, ha reso noto che esiste una particolare categoria di lavoratori che, nonostante non abbia lavorato negli ultimi anni, hanno comunque la possibilità di percepire la NASpI.
Il riferimento è in particolar modo a tutti coloro che si trovano in Cigs e, quindi in Cassa integrazione straordinaria, a zero ore. Quest’ultimo è un ammortizzatore sociale che viene concesso come sostegno alla retribuzione di quei dipendenti che lavorano per un’azienda o un’impresa che si trovano davanti a una situazione di difficoltà.
Questa integrazione corrisponde all’80% dello stesso stipendio che sarebbe andato a questi lavoratori per le ore di lavoro non prestate che sono comprese tra le zero ore e il limite previsto dall’orario contrattuale, basandosi sul relativo massimale. Per questi è possibile, quindi, ottenere la NASpI, ma allo stesso tempo non è possibile calcolarne la cifra.
In tal senso, infatti, l’INPS ha reso noto che la cifra della indennità della NASpI è basata sulla valorizzazione dei dati dell’imponibile previdenziale, i quali si riferiscono alla contribuzione figurativa relativa alle integrazioni salariali sostitutive della retribuzione.
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