Nella quiete del Monferrato, una comunità si stringe attorno al nome di Zoe. Il dolore cammina piano tra le vie di Nizza, mentre la città prepara un saluto che somiglia a un abbraccio collettivo.
A Nizza Monferrato i giorni scorrono più lenti. Si parla a bassa voce di Zoe Trinchero, 17 anni, e di quel vuoto che lascia nei corridoi della scuola, nei messaggi sospesi, nelle abitudini di tutti.
Venerdì alle 21, nella chiesa di Sant’Ippolito, la comunità reciterà il rosario. Sabato alle 10, nella stessa chiesa, i funerali. Sono orari semplici, concreti, che aiutano a dare un ritmo a un dolore senza orologio. C’è chi ha già scelto un fiore. C’è chi non trova parole e porterà solo presenza.
In queste ore, i gesti contano più delle frasi fatte. Un vicino che offre un passaggio. Una compagna di classe che resta qualche minuto in più, fuori dalla chiesa, con lo zaino sulle spalle. Piccoli segni che tengono insieme il tessuto di una città.
A metà strada tra le colline e i cortili, Nizza resta un paese che conosce i nomi e le storie. Qui, la notizia non è un titolo: è una panchina vuota, una bici ferma, uno sguardo sfuggito.
Le indagini hanno portato in carcere ad Alessandria Alex Manna, 20 anni. La Procura di Alessandria contesta il reato di omicidio. Nelle scorse ore il gip Aldo Tirone ha convalidato l’arresto, richiamando i gravi indizi di colpevolezza, fra cui la confessione resa ai Carabinieri e al PM, e il pericolo di fuga.
Secondo quanto emerso dall’autopsia, la ragazza sarebbe stata gettata in un canale ancora in vita, dopo essere stata colpita. La morte, stando alla ricostruzione medico-legale, sarebbe avvenuta per un trauma nella caduta da oltre tre metri. Sono elementi tecnici, freddi, ma necessari per capire cosa è successo. La qualificazione giuridica resta “omicidio”; al momento non risulta una diversa tipizzazione.
Gli inquirenti hanno anche segnalato un tentativo di depistaggio: Manna avrebbe attribuito la responsabilità a un ragazzo di origine africana, esponendolo a un rischio concreto di aggressione. È un passaggio che pesa, perché mostra come una falsa pista possa accendere paure e pregiudizi. Qui i fatti contano: la pista non ha trovato riscontri.
Sul movente non ci sono dati certi. Non è confermato che ci sia stato un rifiuto. L’indagato ha parlato di vecchi rancori legati a una presunta relazione passata; amiche e conoscenti di Zoe la ritengono un’affermazione non credibile. Su questo punto, la cronaca deve fermarsi: finché non ci sono elementi solidi, restano solo ipotesi.
Intanto la città prova a proteggere i ricordi. La scuola invita al silenzio, le associazioni locali si offrono per l’accoglienza delle amiche più provate, i negozianti abbassano la voce. È il modo in cui un luogo piccolo, ma tenace, si fa comunità.
Ci chiediamo spesso cosa resti, dopo. Forse una responsabilità: chiamare le cose con il loro nome, evitare scorciatoie, opporsi ai sussurri che feriscono. E poi un’immagine: il portone di Sant’Ippolito che si apre sabato mattina, la luce che entra, il brusio che si spegne. In quel varco, tra ombre e sole, c’è la domanda di tutti: come si ricuce una città quando una voce di diciassette anni si interrompe così, all’improvviso?
Questo articolo racconta la storia di Sofia, una sopravvissuta a un incidente devastante, e il…
Un padre cerca verità e giustizia per la morte sul lavoro del figlio, in un'Italia…
"Cristina Russo condivide il suo dolore e l'amore incondizionato per il padre, Gaetano, un eroe…
L'articolo esplora il misterioso caso di Chiara, colpita da un oggetto caduto da un balcone…
Una comunità sconvolta dalla tragica perdita di Zoe, 17 anni. Mentre la giustizia avanza lentamente,…
Un giovane motociclista perde la vita in un incidente con un cinghiale, riaccendendo il dibattito…