Conte Silenzia le Voci sugli Infortuni: Elogia Alisson e Giovane per la loro Umiltà e Abilità

Un pareggio acceso, voci che ronzano sugli infortuni, un tecnico che non alza i toni ma il livello del discorso. In una sera di pallone che scotta, Conte sceglie la via più semplice e più dura: difendere il gruppo e far parlare la sostanza.

Conte silenzia le voci sugli infortuni: elogia Alisson e Giovane per la loro umiltà e abilità

Il 2-2 con la Roma ha lasciato rumore. Gol, ribaltoni, nervi. E la solita coda di chiacchiere sugli infortuni. Qui Conte ha messo un punto. Ha parlato di “ostacoli” e di squadra che va “oltre”. Niente drammi. Niente alibi. La sua voce è parsa più ferma del tabellone.

Nel post gara ha mostrato il suo perimetro. Difendere lo spogliatoio, proteggere il lavoro. La linea è chiara: i problemi ci sono, ma non ci si specchia nei problemi. Chi gioca, gioca. Chi manca, rientrerà quando potrà. Su tempi e dettagli, il club non ha diffuso aggiornamenti ufficiali: non c’è nulla di certo e forzare sarebbe inutile.

Un pari che pesa nello spogliatoio

Il pareggio all’Olimpico non è stato leggero. Due reti per parte, ritmo alto, qualche imprecisione dietro, molta generosità davanti. In campo si è visto un gruppo che non si è arreso quando l’inerzia ha girato. Questa è la fotografia che interessa a Conte. È la cartolina che prova a spedire anche all’esterno: siamo dentro le difficoltà, ma restiamo in piedi.

Qui entrano i dettagli che piacciono agli allenatori: letture pulite, coperture più corte, attacchi della seconda palla. Sono mattoni, non slogan. Ed è su questi mattoni che lui chiede di misurare la distanza tra dove si è e dove si vuole andare.

A metà strada, però, arriva il cuore del discorso. Conte si sofferma sui portieri. E pronuncia un nome che a Roma evoca ancora una stagione d’oro: Alisson. Lo definisce più bravo del giovane collega negli uno contro uno. Non butta lì un paragone per fare notizia. Cita una differenza di tempi, di postura, di coraggio nell’uscita. Chi ha visto Alisson ai suoi picchi lo sa: attacca l’avversario, riduce l’angolo, sembra rallentare il tempo. È stato spesso tra i migliori al mondo per affidabilità, e i trofei internazionali lo testimoniano. Sul confronto diretto con il Giovane portiere, però, non esistono metriche pubbliche che certifichino la forbice: è una valutazione tecnica del mister, non un dato di lega.

Umiltà come vantaggio competitivo

Il punto che Conte vuole far passare è un altro: l’umiltà. Dice che sia Alisson sia il Giovane crescono perché ascoltano. Perché hanno abilità e pazienza. Perché accettano l’errore e tornano in porta con la stessa faccia. In un calcio che premia l’ego, questa è la differenza che spesso non si vede negli highlights, ma si sente nei 90 minuti.

Esempi concreti? La parata “brutta” che salva un risultato. Il piede che esce un secondo prima. La scelta di restare in posizione invece di tuffarsi d’istinto. Sono gesti piccoli, ma misurabili negli esiti: meno gol concessi in situazioni pulite, più controllo emotivo nei finali caldi. Sono le cose che, sul lungo periodo, tengono una squadra a galla.

Così la serata del 2-2 cambia sapore. Le voci sugli infortuni si abbassano. Resta la traccia di un allenatore che chiede meno rumore e più campo. E allora la domanda vale per tutti, anche fuori dal calcio: quanto contano davvero tecnica e carattere quando il tempo stringe e lo spazio si chiude?

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