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Metal detector a scuola, repressione o educazione? Esplode la battaglia politica

Favorevoli o contrari all’installazione di metal detector davanti all’ingresso delle scuole? Il dibattito politico e culturale porta a divisioni e polemiche

L’episodio accaduto in una scuola della Spezia, dove un ragazzo di soli 18 anni ha perso la vita, ha scosso profondamente l’opinione pubblica e ha portato il Ministero dell’Istruzione di fronte a un bivio drammatico. Come riuscire a evitare nuovi casi di violenza estrema tra i banchi?

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La proposta del ministro Giuseppe Valditara di introdurre l’installazione di metal detector all’ingresso degli istituti considerati maggiormente a rischio sta facendo discutere animatamente, creando divisioni profonde tra chi invoca la sicurezza immediata e chi teme la militarizzazione dei luoghi della cultura.

Le voci dei presidi: tra prevenzione e missione educativa

Sul fronte dei dirigenti scolastici, le posizioni oscillano tra la necessità pragmatica di protezione e la difesa del ruolo pedagogico della scuola. Mario Rusconi, presidente dei presidi di Roma e del Lazio, accoglie con cautela la proposta ministeriale, sottolineando che l’ultima parola dovrebbe spettare alle autorità locali: “Riteniamo che qualsiasi misura debba essere presa, tipo l’installazione di metal detector, vada assunta dal prefetto sentendo i Consigli di istituto e il dirigente scolastico”.

Secondo Rusconi, tuttavia, le barriere fisiche non rappresentano la panacea: “Queste misure però di per sé non risolvono tutti i problemi”. Egli ricorda come da anni i presidi richiedano telecamere nelle zone a rischio per prevenire i furti, ma ribadisce che la vera sfida è culturale: Riteniamo che sia necessaria una sempre maggiore influenza educativa da parte degli istituti, per esempio facendo in modo che ci siano spazi pomeridiani nei quali gli studenti possano intervenire, avere una maggiore possibilità di esprimere il proprio talento culturale con la musica, il teatro, il cinema”. In sintesi, per i presidi romani, le misure preventive sono benvenute solo se “accompagnate da misure educative molto incisive”.

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Di parere più orientato alla sorveglianza attiva è Valeria Pirone, preside dell’istituto ‘Marie Curie’ di Ponticelli a Napoli, scuola che ha già sperimentato l’uso di questi strumenti. “Se questa misura scoraggia anche un solo alunno dal portare un coltellino in tasca, vale la pena adottarla. Dopo l’epilogo che c’è stato, è ancora più necessaria”, afferma con decisione la preside, aggiungendo con amarezza: “È triste che si debba arrivare a questi provvedimenti con un morto a terra”. La sua esperienza suggerisce che il controllo saltuario (due o tre volte l’anno) sia sufficiente e che, dopo un’iniziale diffidenza, i ragazzi “accolgono i controlli serenamente, si sentono più sicuri”.

Il dibattito politico: educazione o repressione?

Non mancano però critiche durissime alla strategia del Ministero. La senatrice del Movimento 5 Stelle, Barbara Floridia, si oppone fermamente a un modello di scuola blindata: No a scuole trasformate in caserme o in aeroporti. Davvero pensiamo che la violenza dipenda solo dall’oggetto?. Per Floridia, il metal detector non affronta la radice del male, che risiederebbe nel “vuoto educativo, relazionale e sociale”.

La senatrice sposta l’accento sulle risorse finanziarie, contestando i tagli alla scuola pubblica e chiedendo investimenti in personale e supporto psicologico:“Le misure di controllo e di repressione possono forse tamponare, ma non educano. I soldi andrebbero investiti altrove: più personale Ata, più tempo scuola, classi meno affollate, psicologi presenti e stabili”. La critica a Valditara è netta: “Si tenga i metal detector e dia alla scuola pubblica più insegnanti e più risorse. La sicurezza non può essere una bandiera da agitare solo quando accade un caso gravissimo come quello di La Spezia”.

Paolo Colantoni

Amo scrivere, raccontare e leggere. Adoro i film, le serie poliziesche e la musica. Ho cantato con Michael Jackson (ho le prove) e collaborato con testate nazionali (Libero, Corriere dello Sport, Tuttosport e Radio 101), regionali (Rsa, Radio Incontro Olympia, Teleroma 56), siti e riviste. Enzo Biagi diceva che il giornalista è un “testimone dei fatti”. Noi proviamo ad esserlo della realtà di oggi.

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