La richiesta della Corte penale internazionale nei confronti del leader d’Israele apre scenari imprevisti, con chi è pro e chi contro
Ora ufficialmente Benjamin Netanyahu è a tutti gli effetti un ricercato. Alla stesse stregua di Hamas e di tanta altri terroristi e persone che sono ricercate in tutto il mondo. Come Putin. Stessa cosa. Stessa sentenza che la Corte penale internazionale ha mosso nei confronti del leader russo e di quello israeliano.
Una decisione che ha scatenato il Primo Ministro israeliano che ha parlato alla nazione nemmeno qualche ora dopo la sentenza della Corte. Una scelta, quella che proviene dall’Aja, che ha diviso e sta dividendo tanti leader europei e mondiali.
Anche in Italia c’è una netta divisione, pure all’interno della maggioranza. Di equilibrio e attesa da parte di Tajani, vice-premier e ministro degli Esteri, di totale sfida da parte dell’altro vice-premier e Ministro dei Trasporti Matteo Salvini che, in barba alla sentenza, ha inviato Netanyahu in Italia.
Lui, Bibi, non l’ha presa benissimo. E ha definito tutto questo una decisione “assurda”, “antisemita” e basata su falsità e bugie. Oltre al mandato d’arresto per Benjamin Netanyahu c’è anche per l’ex ministro della Difesa Gallant, pure lui da parte della Corte penale internazionale per presunti crimini di guerra. Per il Primo Ministro “Israele non si piegherà alle pressioni, non si farà intimidire e non arretrerà” fino alla realizzazione degli obiettivi della guerra.
Netanuahu non fa sconti a nessuno e attacca a testa bassa la decisione presa da parte della Corte penale internazionale: “La decisione è stata presa da un procuratore capo corrotto che sta tentando di salvarsi da serie accuse di molestie sessuali e da giudici di parte mossi da odio antisemita contro Israele“.
“Non c’è guerra più giustificata di quella che Israele sta conducendo a Gaza dopo gli attacchi del 7 ottobre“, è furioso Netanyahu e non intende arretrare di un millimetro, anche perché per lui c’è sponda da parte di tanti leader di livello internazionale. “Israele rifiuta le assurde e false azioni e accuse della corte penale internazionale che è un organismo politico di parte e discriminatorio“.
Netanyahu ha quindi dichiarato che nessuna decisione esterna gli impedirà di “continuare a difendere” il suo Paese “in qualsiasi modo”. “Nessuna scandalosa decisione anti-israeliana impedirà a noi, e soprattutto a me, di continuare a difendere il nostro Paese in qualsiasi modo – ha detto in un video messaggio ai suoi concittadini -. Non cederemo alle pressioni”.
Una sentenza che sta dividendo anche il Governo e la coalizione del centrodestra. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, durante una registrazione della puntata di Porta a Porta su Rai Uno in modo schietto ha spiegato: “Aderendo alla Corte penale internazionale, se venissero in Italia Netanyahu e Gallant dovremmo arrestarli”. Pur ritenendo, ha aggiunto, la sentenza “sbagliata”.
Di tutt’altro segnale il leader della Lega e vice-Premier Matteo Salvini che dà una definizione della sentenza della Corte penale internazionale “filo islamica“. E poi, con una fare candido e senza pensare alle conseguenze delle sue affermazioni, soprattutto perché è il vice-Premier provocatoriamente dice: “Conto di incontrare presto esponenti del governo israeliano e se Netanyahu venisse in Italia sarebbe il benvenuto. I criminali di guerra sono altri”
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