Disastro economico per un piccolo comune: l’ingente costo dell’accoglienza di minori mette a rischio le finanze di Palmoli

Un paese di 850 persone, un conto che cresce ogni giorno, un dubbio che morde: chi regge, e per quanto, quando l’accoglienza diventa una voce di bilancio capace di piegare un intero Comune?

Nel Comune di Palmoli

L’ordinario non esiste più. I conti parlano chiaro e non fanno sconti. C’è un impegno di spesa da 54.412 euro per l’accoglienza in regime residenziale di tre bambini della “casa nel bosco” e della madre Catherine. La finestra è fissata: 20 novembre 2025 – 30 giugno 2026, come riportato negli atti. In un paese così piccolo, con base imponibile ridotta, la cifra suona come un rullo di tamburo.

La struttura individuata è a Vasto

Il costo concordato: 244 euro al giorno per il mantenimento dei minori, residenti a Palmoli. È in linea con i parametri dei servizi socio-educativi residenziali, dicono i tecnici. Ma la matematica non è un’opinione: per undici giorni di novembre 2025 sono usciti 2.684 euro. Per dicembre, 7.564. Totale: 10.248 euro in poco più di un mese, e non è che l’inizio.

Il dettaglio importante

È scritto nero su bianco. Con la determinazione n. 15 del 20 gennaio 2026, l’ente ha formalizzato l’«affidamento del servizio di accoglienza di minori allontanati con decreto del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila». La spesa sarà rimborsata, sì. Ma non subito. I tempi della burocrazia sono lunghi; intanto il Comune anticipa con fondi propri. La liquidità si assottiglia, l’ansia cresce.

Perché il conto pesa così tanto

Palmoli non è una grande città. Qui ogni euro ha un nome e un destino. Gli obblighi sociali sono inderogabili e giusti, ma l’assenza di una copertura automatica strozza il respiro ai piccoli municipi. Il sindaco, Giuseppe Masciulli, ha provato a tranquillizzare: «Abbiamo avuto comunicazione dall’ente dell’ambito sociale che queste spese ci verranno riconosciute». Aggiunge che prima era preoccupato, ora meno, perché sono arrivate “certezze”. Restano i tempi, l’incognita che sposta il peso dalle carte agli sportelli della tesoreria.

Non è una novità totale

In passato, il Comune ha sostenuto i costi per un minore entrato in comunità a otto anni e uscito a 21. Ma adesso i minori sono tre, e c’è anche la madre in una struttura protetta. Il quadro è più complesso. La relazione degli operatori segnala rapporti tesi, scarsa collaborazione. Non abbiamo altri elementi verificabili sul comportamento delle parti, oltre a quanto riportato negli atti: la prudenza, qui, è doverosa.

Una via alternativa: il B&B in paese

C’è però una possibile svolta. Gli avvocati Danila Solinas e Marco Femminella hanno depositato un’istanza: ricongiungere la famiglia in un B&B di Palmoli per il tempo delle perizie. Tradotto: meno costi per il bilancio comunale, meno introiti per la struttura di Vasto. E, forse, un clima più sereno. È una soluzione più leggera per le casse, più vicina alla comunità, più osservabile da vicino. Ma serve una decisione dei giudici, e serve in fretta.

La domanda, sotto sotto, è sempre la stessa

A chi porta davvero benefici questo meccanismo? Ai bambini, certo, se la tutela è efficace. Alla comunità, se il rimborso arriva e non lascia buchi. Alle strutture, se il tariffario resta quello. E al Comune? Il Comune, oggi, fa da banca a interessi più grandi di lui.

Immagino le luci della sera su Palmoli, le persiane socchiuse, il bar che chiude piano. I conti, invece, non si chiudono mai. Mentre si aspetta la decisione del Tribunale, il paese sceglie come ogni giorno: tenere insieme la cura e la cifra. Ma quanto può reggere un argine quando la piena non dipende da te?

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