Arrestato a poche settimane dal diploma, un 18enne guatemalteco sceglie l’auto-espulsione dagli Stati Uniti. Il suo avvocato accusa: “È stanco di essere isolato”
Poche settimane lo separavano dal diploma. Un traguardo sognato, inseguito e conquistato con sacrifici e duro lavoro. Ma per Alvaro Velasquez, 18 anni, quel sogno si è spezzato in un istante, per mano degli agenti dell’immigrazione. Fermato dall’ICE a Long Island, l’adolescente ha preso una decisione che ha dell’incredibile: auto-espellersi, lasciando gli Stati Uniti e la vita che si era costruito.
Una storia di speranza e di disperazione che mette in luce la brutalità di un sistema che non guarda in faccia nessuno. Arrivato dal Guatemala a soli 16 anni, senza la madre e senza contatti con il padre, Alvaro aveva trovato la sua oasi a Long Island.
Alla Roosevelt High School era diventato un esempio per tutti: “Era meraviglioso. Era lo studente che ogni insegnante sogna di avere“, ha dichiarato la sua professoressa di studi sociali, Jessica Harrison. Un ragazzo modello, senza precedenti penali, che stava per coronare il suo percorso con un diploma. Ma tutto è svanito.
Il 1° giugno, mentre tornava a casa dal supermercato con il suo tutore, è stato fermato dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE).
La sua avvocatessa, Pallvi Babbar, non ha usato mezzi termini: “Non stava facendo nulla di male“. Ma questo non è bastato. Alvaro è stato trasferito in un centro di detenzione in Texas, e dopo mesi di isolamento e frustrazione, ha preso la decisione più difficile della sua vita. “Era stanco di essere isolato“, ha spiegato il suo avvocato.
L’espulsione di Alvaro è diventata il simbolo di un’America divisa. Se da un lato l’avvocatessa Babbar si dice “frustrata” e preoccupata per il futuro del ragazzo in un paese dove non ha parenti, dall’altro la politica alza la voce per difendere l’operato del governo.
Tricia McLaughlin, Assistente Segretario per la Sicurezza Interna, ha difeso la decisione, affermando che l’amministrazione “sta applicando lo stato di diritto” e ha ribaltato la politica “catch and release” dell’amministrazione Biden.
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Una guerra di dichiarazioni che ignora il volto umano della vicenda. Quello di un ragazzo che ha lottato per una vita migliore, che è entrato illegalmente negli Stati Uniti, ma che non ha mai commesso crimini. Il suo caso si unisce a quello di tanti altri, con storie simili. Uomini, donne e ragazzi senza precedenti penali, costretti a lasciare il Paese che per loro era diventato una casa.
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