Un respiro che si spezza, una casa che resta in piedi. In mezzo, un uomo che sceglie l’amore come unica difesa. È la storia attribuita a James Van Der Beek: non una favola eroica, ma la cronaca intima di come si impara a fermare il tempo, un abbraccio alla volta.
James Van Der Beek: La mia battaglia contro il cancro e l’importanza di non rimandare l’amore
C’è una testimonianza, circolata online e attribuita all’attore di Dawson’s Creek, che colpisce per semplicità e coraggio. Parla di un cancro al colon-retto, di terapie affrontate con disciplina, di giornate in cui non si riesce a leggere una storia ai figli senza fermarsi a metà. Al momento non risultano conferme ufficiali pubbliche su questa specifica diagnosi. Ma il nucleo di quel racconto è universale: quando la vita si incrina, il centro si sposta. E coincide con la cucina di casa, con un divano, con un respiro condiviso.
Lui dice, in sostanza: il corpo cede, la mente ascolta. È un passaggio chiave. Chi convive con una malattia importante lo sa: la vera lotta non è solo con il dolore. È con il tempo. La terapia scandisce i giorni. I figli fanno domande semplici. La paura arriva in silenzio. E proprio lì, in quella stanza interna, nasce una scelta: restare. Restare presenti. Restare grati. Non per finta, non per posa. Per necessità.
Parliamo di realtà. In Italia, i registri oncologici indicano che il tumore del colon-retto è tra i più frequenti. Esistono programmi di screening gratuiti, regionali, con il test per il sangue occulto nelle feci ogni due anni in genere tra i 50 e i 74 anni. La diagnosi precoce salva vite: intercetta lesioni prima che diventino aggressive e rende più efficaci le cure. Segnali da non ignorare? Sangue nelle feci, cambiamenti dell’alvo che durano diverse settimane, perdita di peso non spiegata, stanchezza insolita. Non serve farsi prendere dal panico; serve fare una cosa semplice: parlarne col medico.
Le terapie oggi sono più mirate. Chirurgia, farmaci, combinazioni studiate caso per caso. La ricerca corre. Anche quando la malattia è avanzata, la qualità della vita può migliorare con team multidisciplinari, supporto nutrizionale, gestione del dolore. Non è retorica: è pratica clinica. E ha un impatto concreto sulle famiglie.
Fin qui i fatti. Poi c’è l’altra metà della storia. Quella che non entra in una cartella clinica. Van Der Beek, in questo racconto, sceglie un verbo preciso: “esserci”. Essere padre anche quando non puoi sollevare tuo figlio. Essere marito anche quando il giorno ti mangia le forze. Qui il cuore non è il “vincere o perdere”, ma il modo in cui stai dentro alle ore. È lì che entra in gioco la parola più semplice e più difficile: amore.
Non servono proclami. Servono azioni piccole, robuste: Manda oggi quel messaggio che stai rimandando. Prenota lo screening se rientri nell’età prevista. Leggi quella storia fino in fondo, anche se ci metti più tempo. Fai una chiamata a chi non senti da mesi: due minuti veri valgono più di mille intenzioni. Chiedi aiuto quando ti serve: è un atto di forza, non di debolezza.
Se c’è una bussola credibile in tutto questo, è la gratitudine. Non da cartolina: quella che ti fa assaporare un caffè caldo, una luce sul tavolo, una voce nella stanza. L’amore non ha bisogno di un palco. Ha bisogno di tempo speso bene.
Forse non possiamo cambiare ogni diagnosi. Ma possiamo cambiare come abitiamo oggi le nostre ore. Domanda semplice, scomoda, urgente: qual è l’abbraccio che stai rimandando da troppo tempo?
Questo articolo racconta la storia di Sofia, sopravvissuta a un grave incidente, e il suo…
Nizza Monferrato piange la perdita di Zoe Trinchero, 17 anni, mentre la comunità si unisce…
Questo articolo racconta la storia di Sofia, una sopravvissuta a un incidente devastante, e il…
Un padre cerca verità e giustizia per la morte sul lavoro del figlio, in un'Italia…
"Cristina Russo condivide il suo dolore e l'amore incondizionato per il padre, Gaetano, un eroe…
L'articolo esplora il misterioso caso di Chiara, colpita da un oggetto caduto da un balcone…