Una clip virale accende una ferita urbana: pulizia, turismo e convivenza. Bologna finisce nel mirino di una tiktoker, e la città si ritrova tra orgoglio e insofferenza, portici e secchioni, notti rumorose e mattine di candeggina.
Sotto i portici di Bologna
La luce filtra tiepida. Al mattino presto senti il caffè, i passi frettolosi, gli addetti ai lavaggi che passano. La città vibra di contrasti. È una scena comune in ogni centro storico frequentato, ma qui il ritmo è serrato. E proprio qui scoppia il caso.
La tiktoker polacca nota online come Karosolotravel ha pubblicato un video duro. Dice che “Bologna è la città più disgustosa d’Italia”, che “puzza di urina”, che “non viene pulita”. Un giudizio tranciante. Nello stesso profilo racconta di amare l’Italia e di aver trovato altrove meraviglie. Qui no, qui nausea e mal di stomaco, parole sue. Il video viaggia veloce. Divide.
La domanda che resta
È concreta: Bologna è davvero così? In parte, dipende da dove cammini, da che ora è, da cosa cerchi. I portici sono Patrimonio UNESCO dal 2021, un riconoscimento storico e architettonico che nessuno discute. Ma l’asse universitario tra via Zamboni e piazza Verdi, il Pratello, la zona della stazione vivono una movida intensa. Qui i residenti segnalano da anni rumori, rifiuti, odori sgradevoli. Non è un mistero. Succede soprattutto dopo i fine settimana, dopo le notti affollate, e prima che passino i mezzi di lavaggio.
Hera, la multi-utility
Che gestisce spazzamento e lavaggi, programma interventi meccanizzati e manuali, con rinforzi nei periodi di picco. Il Comune aggiorna il regolamento di polizia urbana: sanzioni per l’orinazione in strada e restrizioni sull’alcol da asporto in determinate fasce orarie e aree sensibili. Gli importi e le aree cambiano nel tempo, ma l’impianto c’è. È anche una questione di controllo e abitudini: non bastano gli idranti se manca il rispetto di base.
Il contesto pesa
L’aeroporto Guglielmo Marconi ha superato i 10 milioni di passeggeri nel 2023. I flussi turistici crescono e l’impatto si sente sul decoro. È la solita frizione tra città vissuta e città visitata. Da una parte gli operatori turistici raccontano di salti di qualità, eventi e ristorazione in crescita. Dall’altra c’è chi, tornando a casa la notte, trova vicoli usati come bagni pubblici. Entrambe le cose sono vere. E la percezione esplode in rete.
Il video che divide (e cosa ci dice davvero)
Un contenuto breve e assoluto spacca l’opinione pubblica. L’algoritmo premia il tono netto, e una frase come “la peggiore città italiana” vola. Ma dietro l’iperbole c’è un tema serio: lo sporco in spazi ad alta densità, con turni di pulizia che inseguono fiumi di persone. La clip di una influencer non è un report scientifico. È una fotografia a luce dura. Non conosciamo il suo itinerario preciso, né l’orario, quindi non possiamo verificare cosa abbia trovato. Possiamo però dire che le segnalazioni locali coincidono con aree e momenti critici noti.
Tra decoro urbano e qualità della vita
C’è un paradosso: Bologna figura spesso in alto nelle graduatorie di qualità della vita, investe in cultura, mobilità, welfare, e intanto inciampa su odori e bottiglie lasciate in terra. Gli strumenti ci sono: lavaggi più frequenti, arredi urbani più “resistenti”, bagni pubblici aperti davvero, controlli serali, campagne di responsabilità. Non è glamour, ma funziona. E costa meno di una reputazione graffiata da un trend globale.
Cammini di nuovo sotto i portici, stavolta a metà mattina. Una signora sciacqua il marciapiede con una bottiglia d’acqua minerale, un barista sbuffa, due turisti fotografano un capitello. La città sta lì, intera, tra bellezza e fatica. La domanda è semplice e spiazzante: vogliamo che a parlare di noi sia il video di una notte, o l’odore pulito di un’alba che ci impegniamo, tutti, a meritare?





