Inizio anno tragico per migliaia di pensionati: l’INPS manda le lettere, oltre 20mila euro da restituire

Non è un buon inizio anno per migliaia di pensionati che stanno ricevendo lettere dall’INPS: in alcuni casi oltre 20.000 euro da restituire.

Ogni anno è un nuovo inizio: si fa la lista dei buoni propostiti, ci si prefiggono nuovi obiettivi e, soprattutto, si confida che il vento della fortuna soffi nella direzione a noi favorevole. Così, purtroppo, non sarà per migliaia di pensionati che hanno ricevuto, o riceveranno a breve, una lettera da parte dell’INPS.

uomo anziano che legge una lettera
Inizio anno tragico per migliaia di pensionati: l’INPS manda le lettere, oltre 20mila euro da restituire/Cityrumors.it

In queste missive l’Istituto di Previdenza Sociale chiede la restituzione di non pochi euro e nemmeno di poche centinaia ma di diverse migliaia: in alcuni casi persino oltre 20mila che, per tanti anziani, rappresentano un intero anno di pensione. Ma che cosa sta succedendo?

Queste lettere, infatti, stanno arrivando come fulmini a cielo sereno a persone che non hanno debiti da sanare con l’INPS né con altri creditori. Molti si sono già rivolti alla Giustizia ma, a quanto pare, i soldi sono da restituire fino all’ultimo centesimo: con l’INPS non si transige. E anche laddove l’errore fosse stato fatto per ignoranza della Legge c’è poco da fare: si può solo pagare.

Pensioni: ecco chi deve restituire un mucchio di soldi all’INPS

Inizio dell’anno non roseo per centinaia di pensionati che stanno ricevendo lettere da parte dell’INPS: viene chiesta loro la restituzione di diverse migliaia di euro, in certi casi più di 20mila. Di seguito vediamo che cosa sta succedendo e cosa fare per evitare di trovarsi nei guai.

uomo anziano preoccupato con una mano sulla testa
Pensioni: ecco chi deve restituire un mucchio di soldi all’INPS/Cityrumors.it

In Italia vige ancora una certa confusione circa la possibilità di cumulare reddito da pensione e reddito da lavoro.  Dopo la pensione si può ricominciare a lavorare? La risposta è: dipende! Dipende dalla misura sfruttata per uscire dal lavoro. Chi ha fruito della pensione di vecchiaia ordinaria o della pensione anticipata ordinaria o di Quota 41, può rimettersi a lavorare sia come dipendente che come libero professionista.

Il discorso cambia se il soggetto ha fruito di misure come Ape sociale piuttosto che Quota 100, Quota 102 o Quota 103: in questi casi non si può tornare a lavorare finché non si è raggiunta l’età pensionabile che, attualmente, corrisponde a 67 anni. Ammesso solo il lavoro autonomo occasionale e fino ad un massimo di 5000 euro lordi all’anno. Dunque se una persona è andata in pensione, supponiamo, con Quota 103 e poi ha lavorato come dipendente anche solo 1 giorno, l’INPS gli sospenderà l’assegno e gli chiederà la restituzione di un intero anno.

La questione è tornata sotto i riflettori dopo che un uomo che aveva fruito di Quota 100 per andare in pensione, si è visto chiedere dall’INPS ben 24mila euro per aver lavorato un giorno come comparsa per un film ricevendo un compenso di circa 78 euro. La questione è arrivata in Tribunale. Ad oggi, non è ancora stata presa una posizione netta dai giudici: secondo alcuni la richiesta dell’INPS è sproporzionata mentre secondo altri ha ragione l’Istituto di Previdenza Sociale in quanto si tratta di una norma chiara e che tutti dovrebbero conoscere.

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