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Lorenza Pigozzi e la crisi epistemica dell’era digitale: perché la storia è la nostra prima arma di difesa

Nel panorama contemporaneo, dominato da informazioni in sovrabbondanza e da tecnologie capaci di generare contenuti indistinguibili dal reale, la crisi epistemica è diventata un tema centrale. Lorenza Pigozzi, direttore della comunicazione strategica del gruppo Fincantieri, ha affrontato questo tema in modo magistrale nel suo intervento durante l’edizione 2025 del TEDxBelluno, dedicata al tema “Attrazione”.

La crisi epistemica e le sfide della conoscenza nell’era dell’IA

Secondo la dirigente di Fincantieri, non è solo il volume di notizie a essere cambiato, ma la natura stessa della conoscenza. Gli individui faticano a distinguere ciò che è vero da ciò che è costruito artificiosamente. E non si tratta più di un problema informativo, ma cognitivo: i nostri meccanismi mentali, progettati per la sopravvivenza e non per l’analisi razionale, favoriscono storie semplici, emotive, familiari.

In questo contesto, la disinformazione diventa una minaccia capace di condizionare sistemi sociali, politici e culturali. E l’IA amplifica questa fragilità.

L’intelligenza artificiale e la manipolazione della realtà

Pigozzi affronta uno dei nodi cruciali dell’epoca attuale: la realtà sintetica. La manager di Fincantieri cita, a questo proposito, un caso diventato virale. Un dipendente di una grande multinazionale viene convocato in video call dal Chief Financial Officer insieme ad alcuni colleghi. I volti sono familiari, le voci perfettamente riconoscibili in un contesto identico a quello di una normale riunione operativa. Nel corso dell’incontro, il CFO chiede di eseguire con urgenza un bonifico da 25 milioni di dollari per un’operazione straordinaria. Nulla, sullo schermo, suscita dubbi: i lineamenti, le espressioni, il tono della voce, persino il linguaggio del corpo confermano l’autenticità della richiesta.

L’esempio della video call fraudolenta in cui tutti i volti erano deepfake dimostra quanto sia facile ingannare anche professionisti esperti. Ma il problema è a monte: l’IA apprende da contenuti presenti online, che spesso sono contaminati, alterati, manipolati.

Uno studio scientifico dimostra che u una percentuale minima di dati corrotti basta a deviare l’intero comportamento di un modello. Significa che anche gli strumenti che usiamo per cercare la verità possono diventare, inconsapevolmente, vettori di manipolazione.

Il ruolo della storia come strumento di difesa cognitiva

Uno dei passaggi più potenti dell’intervento riguarda la storia. Studiare la storia non è più solo cultura, è sopravvivenza. Conoscere i pattern del passato permette di riconoscere gli attacchi del presente. E l’esempio dei roghi di libri del 1933 è emblematico: non serve cancellare la storia, basta riscriverla ripetutamente.

La storia diventa così un radar: uno strumento per individuare manipolazioni, interpretare narrative e difendere la nostra libertà cognitiva.

La propaganda come tecnologia sociale

Un aspetto spesso trascurato è che la propaganda non è affatto scomparsa: ha semplicemente cambiato forma. Se un tempo si esprimeva attraverso libri, film e manifesti, oggi trova terreno fertile in piattaforme come Instagram, YouTube e TikTok. La sua forza principale è la velocità con cui si diffonde. La sua leva psicologica, la semplicità con cui riesce a insinuarsi nelle percezioni delle persone.

Non serve imporre una verità: basta insinuare un dubbio.

Fincantieri e la cultura della responsabilità informativa

Nel ruolo ricoperto in Fincantieri, Pigozzi osserva come le aziende debbano oggi farsi carico di una responsabilità più ampia: proteggere la verità. La comunicazione strategica non può più limitarsi a gestire il brand; deve diventare un sistema di difesa che coordina storia, tecnologia, psicologia e governance.

Difendere la verità come scelta rivoluzionaria

L’intervento si conclude con un richiamo potente: la verità non si difende da sola. Ha bisogno di una strategia, di strumenti e di figure competenti. La realtà è un oggetto socialmente negoziato e, se non siamo noi a partecipare a questa negoziazione, lo faranno altri: più rapidi, più aggressivi, più cinici.

Per questo difendere la verità non è conservazione, ma rivoluzione. Una rivoluzione necessaria per proteggere il futuro delle nostre società.

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