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Salari fermi, retribuzioni bloccate e divari sempre più ampi

Retribuzioni bloccate e divari sempre più ampi: il rapporto INPS 2024 svela la realtà sui salari in Italia

Negli ultimi quattro anni, i salari italiani hanno subito un crollo del potere d’acquisto, con aumenti minimi che non hanno retto il passo con l’inflazione. Secondo il rapporto INPS 2024, alcune categorie di lavoratori sono state particolarmente penalizzate: gli insegnanti hanno visto un aumento medio di appena il 3% dal 2019 al 2023, mentre nel settore alimentare le retribuzioni sono cresciute fino al 10%.

Salari e retribuzioni: la situazione ancora è drammatica Cityrumors.it foto Ansa

La situazione è ancora più drammatica per le donne, che percepiscono in media 6.600 euro in meno all’anno rispetto ai colleghi uomini. Il fiscal drag, il fenomeno per cui l’inflazione porta i lavoratori in scaglioni di tassazione più alti senza un reale aumento del reddito, continua a erodere il potere d’acquisto, aggravando le disuguaglianze.

Il quadro generale: salari e retribuzioni in stallo e cuneo fiscale inefficace

Il rapporto dell’INPS evidenzia come, nonostante i ripetuti interventi sul cuneo fiscale, gli stipendi reali siano rimasti al palo per milioni di lavoratori italiani. La crescita media delle retribuzioni è stata insufficiente a compensare il costo della vita, creando una frattura tra settori.

Negli ultimi anni, la dinamica salariale in Italia ha mostrato forti disuguaglianze tra i diversi settori. Alcune categorie professionali sono rimaste pressoché immobili e altre che hanno registrato aumenti più significativi. Gli insegnanti e i dipendenti pubblici hanno subito un incremento medio di appena +3% dal 2019, una crescita insufficiente a compensare l’inflazione e che ha reso i loro stipendi sempre più distanti dalla media europea.

Oltre le retribuzioni: la parità di genere in Italia Cityrumors.it foto Ansa

Al contrario, il settore alimentare e manifatturiero ha beneficiato di un aumento medio del 10%, grazie alla spinta della domanda e dell’export, che ha garantito maggiore competitività alle imprese e una conseguente crescita delle retribuzioni. Diversa la situazione nel comparto servizi e commercio, dove la crescita salariale è rimasta minima, con molte figure professionali bloccate da anni e senza reali prospettive di miglioramento.

La dinamica del fiscal drag ha contribuito a peggiorare la situazione. Gli aumenti contrattuali, già modesti, sono stati in gran parte assorbiti dalla tassazione, senza portare benefici concreti ai lavoratori. Uno dei dati più allarmanti riguarda le disparità retributive tra uomini e donne. Secondo il rapporto, nel 2024 le lavoratrici hanno percepito in media 6.600 euro in meno rispetto ai colleghi uomini. In particolare, nei ruoli dirigenziali. Con l’inflazione che continua a erodere i redditi e le politiche sul lavoro ancora inefficaci nel ridurre le disuguaglianze.

Salari e retribuzioni: l’Italia è indietro

L’Italia rischia di rimanere indietro rispetto agli altri Paesi europei, se non verranno adottate politiche concrete per tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori. La fotografia scattata dal rapporto INPS 2024 è chiara: senza interventi strutturali, la stagnazione salariale e le disuguaglianze continueranno ad aumentare.

 

Tania Guaida

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