Sono due cose da non confondere: da una parte c’è la ditta individuale, dall’altra il lavoratore autonomo: ma quali sono le differenze?
Quando in Italia facciamo riferimento alla ‘Partita Iva’, facciamo riferimento a chi, per svolgere una attività economica individualmente, lavorando sia nelle vesti del lavoratore autonomo, sia in quelle di imprenditore individuale. In questo senso, la differenza tra il ‘lavoratore autonomo’ e la ‘ditta individuale’ fa riferimento in particolar modo all’attività svolta e l’inquadramento fiscale e previdenziale.
Entrando maggiormente nel dettagli, prima di inquadrarne le differenze sostanziali che non li accomunano, è necessario entrare maggiormente nel merito e cercare di inquadrare bene queste due entità separate, così da poter avere le basi per comprendere con più facilità di cosa stiamo parlando.
Per lavoratore autonomo si intende un professionista che offre servizi intellettuali o professionali. Nella maggior parte dei casi sono iscritti a ordini o albi relativi alla loro professione. Hanno una cassa di riferimento alla quale versano dei contributi e nel caso non dovessero averla, oppure preferiscono non farlo, possono possono essere iscritti alla Gestione Separata dell’INPS.
Le ditte individuali, invece, sono imprese singole che svolgono della attività commerciali, agricole oppure artigiane. Sono obbligati a iscriversi presso il Registro delle Imprese e a versare dei contributi previdenziali all’INPS, più precisamente nella Gestione IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti) destinata ad artigiani e commercianti.
La prima differenza da evidenziare riguarda la attività che svolgono. I lavoratori autonomi offrono dei servizi professionali, le ditte individuali, invece, gestiscono delle imprese. Entrambi devono aprire la Partita Iva, ma avendo un regime fiscale differente, differiscono nelle modalità di tassazione.
I lavoratori autonomi, inoltre, sono – come già specificato – iscritti a casse professionali di riferimento, oppure alla Gestione Separata dell’INPS, mentre le ditte individuali sono iscritte all’INPS e, quindi, alla Gestione IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti) . Più complicato, invece, è stabilire chi tra queste due frange guadagna di più, vista la variabilità determinata da molti fattori tra cui il settore, l’esperienza, la clientela e la gestione dell’attività.
Facendo riferimento, però, ai dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze risalenti al 2021: il reddito medio dei lavoratori autonomi era di 60.520 euro. Mentre per gli imprenditori in contabilità ordinaria era di 47.750 euro. Anche questi dati, però, vanno presi con le pinze perché determinate da diverse variabili.
A queste differenze principali, si aggiunge inoltre che, oltre al reddito, differiscono per tutele lavorative, stabilità economica e oneri fiscali e previdenziali. Con i lavoratori autonomi che godono di una maggiore flessibilità e autonomia, rispetto alle ditte individuali.
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